TRE MILLENNI DI STORIA
Pantalica nel corso dei secoli è stata teatro di numerosi insediamenti, certamente favorita dalla posizione adatta alla difesa. In particolare essa fu fondata nella preistoria (XIII sec. a.c.) da popolazioni indigene provenienti dalla costa e dai siculi di origine italica che si stabilirono nell'aspra altura rocciosa, quasi una fortificazione naturale, compresa tra i fiumi Anapo e Calcinara.
Di Pantalica rimangono l'immensa necropoli e l'unica testimonianza visibile dell'abitato: l'anaktoron, comunemente detto il “palazzo del principe” (VIII sec. a.c.). L'esplorazione sistematica del sito si deve alle indagini archeologiche condotte dal 1889 al 1910 da Paolo Orsi che datò le 5000 tombe delle necropoli. Egli appurò che nel sito di Pantalica son presenti testimonianze di due dei tre diversi periodi che caratterizzarono la presenza sicula (mancano testimonianze della fase antica detta periodo castellucciano). Le necropoli più antiche sono : quella di Nord-Ovest che contiene circa 600 tombe riunite in 5 gruppi, quella Nord, più grande e scenografica con quasi 1500 tombe, e il gruppo centrale della necropoli Sud risalente al XII - XI sec.a.c., dette del “ II periodo siculo”. Ad un periodo successivo (detto “ III periodo siculo”, IX - VIII sec. a.c., appartengono invece la necropoli di Filiporto con 500 tombe, la grande necropoli Sud e quella detta della Cavetta .
Sempre a Paolo Orsi si deve il ritrovamento e l'esplorazione del palazzo del principe. L'anaktoron è composto da otto ambienti, è molto regolare nell'ampiezza dei vani ad eccezione di uno, il più grande (68 mq) all'interno del quale l'Orsi trovò le testimonianze della lavorazione del bronzo.
Pantalica in seguito all’espansione greca decadde rapidamente fino ad essere distrutta.
Altra importante testimonianza archeologica del luogo è l'acquedotto Galermi, risalente al periodo della dominazione greca perché fatto costruire dal tiranno Gelone utilizzando come manodopera gli schiavi cartaginesi catturati a seguito della vittoria di Imera del 480 a.C. La grandiosa opera capta le acque dei fiumi Anapo e Calcinara, oltre che di altre piccoli corsi d’acqua, e le conduce alla città di Siracusa distante oltre 30 km. A valle della presa l'acquedotto è realizzato in una angusta galleria comunicante con l’esterno attraverso finestrelle ben visibili dalla zona prossima all’ingresso Fusco della riserva.
Dallo storico greco Tucidide sappiamo che durante l'assedio di Siracusa gli Ateniesi per costringere la città alla resa danneggiarono l'acquedotto procurando gravi disagi alla popolazione.
Il sito di Pantalica, tornerà ad essere abitato durante la dominazione bizantina (VII-VIII sec. d.c.). Di questo periodo sono visibili alcuni agglomerati rupestri i principali dei quali si trovano nella parte alta dei ripidi versanti rocciosi della valle dell’Anapo in corrispondenza della sella di Filiporto. In questi agglomerati si trovano alcuni piccoli luoghi di culto quali la “Grotta del Crocifisso”, l’oratorio più degradato posto sull sperone soprastante la confluenza tra Anapo e Calcinara, La chiesa rupestre di S.Micidiario dall’abside semicircolare e con pianta rettangolare c l’oratorio rupestre di Pantalica (San Nicolicchio) che, come S.Micidiario, ha nell'abside centrale un piccolo altare con ai lati due nicchie. Gli affreschi, diversamente degli altri due oratori, sono ancora visibili e rappresentano S.Elena e S.Stefano.