UNA FINESTRA SULLA SICILIA IBLEA
L’area Iblea è in larga parte occupata da vasti altipiani costituiti da rocce calcaree di tipo sedimentario formatesi nel periodo miocenico, 15 milioni di anni fa.
I calcari solo raramente lasciano il posto ad affioramenti di natura vulcanitica o marnoso-argillosa. Questi ultimi nell’area iblea conferiscono al paesaggio forme dolci e poco accentuate. L’alta valle del fiume Anapo nei pressi del Monte Lauro (la cima più alta degli Iblei con i suoi 986 metri di quota sul livello del mare) è caratterizzata da rocce di origine vulcanica sovrapposte a strati argillosi. In quest’area la bassa permeabilità dei terreni non consente la formazione di consistenti falde acquifere sotterranee. Le sorgenti hanno quindi un regime irregolare e scarse portate ed il fiume soffre lunghi periodi di secca.
Quando, a valle, emergono le formazioni calcaree lo scenario paesaggistico muta radicalmente. Le dolci forme dei poggi e dei versanti lasciano il posto al fitto rerticolo di profonde gole, le cave, incise dalle acque incanalatesi lungo le principali fratture e discontinuità delle formazioni calcaree.
Le cave suddividono l’altopiano in porzioni che culminano su aspri speroni denominati localmente “cugni” (cunei).
Le formazioni rocciose sono costituite da una alternanza di strati di diverse caratterisrtiche. In alcuni strati il maggiore grado di purezza del calcare conferisce una elevata compattezza e favorisce lo sviluppo di fenomeni carsici legati alla dissoluzione chimica del carbonato di calcio. Altri strati, dove il calcare è meno puro, presentano una minore resistenza ed una più ridotta permeabilità. Da ciò scaturisce la tipica forma a gradoni di molte cave ed in particolare delle vallate dei fiumi Anapo e Calcinara.
La presenza, in profondità, di strati di minore permeabilità impedisce alle acque di penetrare molto in basso, consentendo la formazione di una falda acquifera superficiale che emerge nel fondo delle cave dando luogo a sorgenti perenni, alcune delle quali presentano una notevole portata.
Grazie a ciò, nonostante il regime pluviometrico sia particolarmente irregolare, con periodi piovosi che si alternano a lunghe siccità, nel fondo delle vallate dei fiumi Anapo e Calcinara scorrono, discretamente copiose, acque perenni.
I fenomeni carsici caratteristici degli strati calcarei più “puri” sono ben evidenti nell’area di Pantalica, sui versanti della valle del Calcinara, dove sono presenti alcune interessanti grotte come la grotta Trovata e la grotta dei Pipistrelli, e la grotta Tunnel.
Ma l’effetto più evidente del carsismo di questa zona è dato dalle forme fluviali e dalla presenza di numerosi inghiottitoi nei quali il fiume scompare per poi riemergere a valle. La stessa denominazione del fiume Anapo è indicativa di tale caratteristica derivando da un nome greco il cui significato è fiume invisibile.
In fatti circa un chilometro a valle dell’ingresso Fusco della riserva il fiume scompare in alcuni grossi inghiottitoi. A valle di tale zona, nella quale i calcari sono particolarmente permeabili, il greto del fiume appare ciottoloso e brullo. Esso è quasi sempre asciutto tranne che durante le grosse piene.