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IL SISTEMA VIARIO IBLEO

a cura di Enzo Belfiore

Spesso si pensa che la strada sia qualcosa  che serve soltanto per andare da qualche parte, magari per vedere qualcosa .
 Quasi mai pensiamo che la strada o la trazzera che stiamo percorrendo possa essere  un monumento all’ abilità dei sui costruttori  o legata a chissà quale vicenda storica .
In una terra ricca di storia come la Sicilia anche le strade subirono le alterne vicende legate  al succedersi dei vari dominatori che a seconda delle loro capacita tecniche  e disponibilità economiche  ne caratterizzavano la costruzione.

Noi del G.F. 4x4 Val di Noto  in anni di uscite percorrendo centinaia di chilometri di trazzere e mulattiere abbiamo raccolto dati e notizie sull’ antica viabilità dell’ area più meridionale del Val di noto quella corrispondente  all’agro di noto e montagna d’avola. suddividendoli cronologicamente cosi come segue:

ASSETTO MORFO-GEOGRAFICO
Il compresorio eloro coincide con il cosidetto territorium Noti in cui ricadono feudi e usi civici legati in modo variabile nel corso dell’ alto medioevo alla terra Noti, all’ interno del quale tra il sicento e l’ottocento nasceranno i centri feudali Rosolini ad opera dei Platamone, Pachino dagli Starrabba e Portopalo di Capopassero dei Deodato, nonche dalla montagna d’Avola signoria feudale sin dal 1100
Comunicare e spostarsi in questo territorio, distinto nel medioevo in montanea e maritima, è sempre stato complicato  per la presenza delle strette e profonde cave nella montanea e di aree paludose e fiumi nella maritima
Per questo per secoli le grandi vallate, come quella del Tellaro (Eloro) sono state la principale via  di penetrazione  verso l’interno dell’ altipiano dove invece i crinali (i cugni) hanno condizionato la mobilità su carro a estenuanti spostamenti, meno lunghi ma più impegnativi i tracciati di chi si muoveva con animali da soma che riuscivano a superare le cave.
Per immaginare quanto dovesse essere difficoltoso attraversare le cave basti a pensare  che il termine passo ( es passo dei buoi, di miele) sta nel nostro altipiano ad indicare il superamento di una cava e non di un valico di montagna come comunemente inteso.

I  SICULI
Le carrate xibilia sono le tracce più antiche della zona, costituivano il collegamento tra l’ altipiano acrense e la valle del fiume Tellaro, legate al villaggio protostorico del monte Finocchito fiorito tra il IX e il VII sec. a.C..
Le carrate profondamente incise nella roccia  erano ben evidenti prima che una ruspa per migliorare l’accesso ad una masseria ne distruggesse una parte sull’istmo che collega il monte con l’altipiano.
Il solco era creato dal trascinamento di  travi in legno su cui erano legati i carichi e trainate da animali, dato che i siculi non conoscevano la ruota

I  GRECI
Le principali vie dell’ espansione  di Siracusa erano la via selinuntina e la via elorina nelle rispettive direzioni delle subcolonie di acre ed eloro.
La via selinuntina attraversava gli Iblei da est verso ovest toccando Acre, Kasmene poi lungo il F. Dirillo (Acate),  fino alla piana di Gela; quindi Agrigento e Lilibeo.
La rete trazzerale che fu impostata lungo il suo corso ci permette ancor oggi di leggerne l’andamento anche su carte non troppo dettagliate; il tratto di Monasteri,  oggi asfaltato, man mano che si sale verso l’altipiano  diventa sterrato, poi mulattiera nei tratti a maggior pendenza (fig. 3); il tratto che serviva la masseria ottocentesca di Villa Bìbbia è in buona parte selciato (fig. 5), e alternando sterrati e asfalto supera Palazzolo sale fino al m.te Erbesso, l’antica Casmene  sfiora Chiaramonte gulfi per poi scendere verso la piana di Gela.
Grazie al collegamento stabile tra Siracusa ed Eloro (via elorina) i Greci chiusero i siculi sulle montagne.
La via elorina attraversando terre disabitate giungeva fino al Capo Passero proseguendo  lungo la costa meridionale per poi riallacciarsi alla via selinuntina.
 Poderosi avanzi di queste tracce sono presso la porta nord del castello di Eloro dove sono ben evidenti le carrate incise nell’ arenaria, a doppio senso di marcia

I  ROMANI
Nessuno dopo di loro ebbe le stesse possibilità economiche e conoscenze tecniche; furono loro a  tracciare le principali direttrici di comunicazione che ancora oggi in Sicilia sono perfettamente valide, come gli assi: Messina-Palermo e Lilibeo (trapani) (Via Valeriana), Palermo-Catania , Messina-Catania e Palermo-Agrigento (Via Aureliana); oggi tutte autostrade o superstrade lungo le stesse direttrici.
In  origine per scopi essenzialmente militari diventeranno il veicolo principale del processo di romanizzazione.
Da Siracusa, sede ufficiale del governo romano nell’ isola, verso ovest continuarono ad utilizzare la via selinuntina.
La via elorina serviva principalmente la villa del Tellaro. Fu inserita nel “itinerarium per marittima loca”  per turisti facoltosi che intorno al  IV sec. li guidava dai bagni di Sciacca per Agrigento, le villae dei latifondi e santuari fino a Siracusa.
Lungo essa, presso il guado del F. Asinaro, fu edificata una basilichetta bizantina detta la pitturata proprio nel luogo dove secondo la leggenda fece  tappa San Pietro nel suo viaggio a Roma dopo essere sbarcato a Capo Passero.

I BIZANTINI
Dopo la caduta dell’ impero romano nel 476 d.c. la Sicilia entra sotto l’influenza dell’impero romano d’oriente il quale ha possibilità economiche molto limitate.
La rete stradale romana viene pressoché abbandonata, sia per l’impossibilita economica  di effettuare adeguata manutenzione soprattutto ai ponti, sia per la paura di spostarsi su strade troppo esposte al rischio di briganti o addirittura deliberatamente  in quanto  poteva agevolare la penetrazione di  invasori o, peggio ancora, di rapaci esattori.
In questo contesto parallelamente alla diffusione dell’abitudine di realizzare e vivere in ambienti rupestri, si riduce l’ uso del carro  e si diffonde il trasporto con animali da soma, asini e muli, che caratterizzeranno  a lungo la viabilità Siciliana.
Ai ponti crollati si sostituiscono traghetti di barche, alle trazzere le mulattiere
Nell’ altipiano Ibleo la rete di mulattiere é particolarmente fitta di collegamenti tra città (poche), casali e chiese rupestri (molte)

GLI ARABI
Nonostante molti ponti siano ancor  oggi detti  ”dei saraceni“ e che alcune gole sul Simeto e l’Alcantara traggano il loro nome da “al quhantar” (il ponte), poche tracce restano della viabilità araba , cosi come dell’ edilizia, sebbene geografi e viaggiatori del tempo come El idris descrivano la Sicilia ricca di fortezze e moschee.
Sicuramente un impulso alla realizzazione di vie fu dato dalla razionalizzazione del territorio che gli arabi operarono con la creazione dei fondi: basti ricordare il “bu”(del figlio di) che fa da prefisso a tanti nomi di contrade  (Busulumone, Bucachemi, Bummisca, Bufalefi, Bualì, etc..)
Resti di queste tracce si confondono con le mulattiere bizantine e successive in quanto l’uso di carovane di muli si spinse fin quasi ai nostri giorni.

L’ALTO MEDIEVO, I NORMANNI SVEVI E ARAGONESI
In Sicilia il contributo Normanno al sistema viario si evidenzia soprattutto attraverso la costruzione di alcuni ponti, detti stranamente “dei Saraceni” in considerazione del fatto che talvolta furono frutto delle esperienze progettuali musulmane (v. ponte dell’ammiraglio a Palermo, ponte dei saraceni sul f. Simeto).
Nessuna traccia consistente rimane invece nel nostro altipiano dove le opere più significativa di questo periodo risultano essere edificazione dei la Basilica di S. Lucia de montaneis (1100) nei querceti di Bauly, che presumibilmente veniva servita da tracciati preesistenti come la Via Regia.
E la fondazione ne 1212 dell’ abbazia di s. Maria dell’ arco nella montanea
La Via Regia  attraverso l’altipiano acrense fino al 1693 sara asse principale  tra la Sicilia occidentale e Noto che diventerà sempre più popoloso e centro della vita economica e militare di tutta l’ area.
Lungo essa parte verso ovest Gaetanì anche le direttrice per Modica attraverso la fangosa valle del Tellaro , dalla Porta della montagna verso est un fitto reticolo di mulattiere (fig. 8 e 11) servono i pascoli e collegano la città di Avola.
Dalla porta della marina verso la piana di Bulchalem la fertile piane del Tellaro.

L’ETA’ DEI VICERÉ
Certo è che per tutto il quattrocento e cinquecento muoversi in Sicilia continuava ad essere un pellegrinaggio tra rocche i villaggi ad altrettanto noto il disinteresse della real casa di Castiglia nei confronti della Sicilia specialmente dopo la scoperta delle Americhe
Le frequenti le suppliche per tutto il ’400 al vicerè da parti dei giurati di Noto per ricostruire un ponte di li petra sul Tellaro cadute nel vuoto danno un idea delle precaria situazione dei trasporti.

I BORBONI
Scarsissimo era l’interessamento della casa regnante  a Napoli nei confronti delle opere pubbliche poche tasse per meno servizi riassume il loro disimpegno.
Le uniche costruzioni volute da privati sono il ponte sul Tellaro presso s. Paolo voluto dai gesuiti per i loro feudi  una lapide perduta riportava “Il collegio netino della società di Gesù questo ponte eresse nell’ anno del Signore 1761” e il ponte di Alfano (1796) per migliorare l’accesso al omonimo feudo.
Solo con il Rè Ferdinando II 1830 le cose cambiano l’istituzione della “Soprintendenza generale di ponti e strade” e l’istituzione della provincia di Noto 1838 vedono una politica di ristrutturazione del tessuto viario , con costruzione di una rotabile per Modica via Rosolini Spaccaforno e la sistemazione di quella, via Avola, per Siracusa.
Piu volte lo stesso rè in visita  a Noto si volle recare sui cantieri per verificare personalmente lo stato di avanzamento dei lavori nel tratto per modica 1844.
La memoria del nuovo ordinamento Borbonico rimarrà legata alle Regie Trazzere” collegamento tra città e campagne ancora ai nostri giorni

I SAVOIA
Nuovamente periferia di un regno con capitale a Torino le uniche costruzioni di strade sono opera dei grandi feudatari o a spese dei comuni

La strada dei cugni di Cassero - Cassibile 1904-1908 costruita dal Marchese Loffredo di Cassibile
La carrozzabile Avola - Avola Antica voluta dal Sindaco Azzolini 1898
Il rifacimento  in basole calcaree del tratto iniziale della regia trazzera Torrero Ferraro da Noto al convento di S. Maria la scala voluto dal Sindaco Rizza nel 1912

 

 

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