Quest'universo fatto di povertà, isolamento e duro lavoro in condizioni ambientali difficili, quest'economia che recuperava ogni centimetro di pascolo e terra utili, ci ricordano come negli Iblei l'ambiente può aver condizionato la vita dell'uomo: cava Grande ci spiega così fino a quale limite estremo l'uomo ibleo ha spinto il processo di antropizzazione del suo territorio e può farci immaginare quale potesse essere lo stile di vita di chi, in tempi diversi, ha vissuto e lavorato in questo habitat. Dell'universo agro pastorale di Cava Grande rimangono oggi la pratica della pastorizia e le canalizzazioni che, a valle, riforniscono d'acqua, lungo la fascia costiera, i fertili terreni di un antico feudo. In pochi anni la funzione e il significato del luogo sono mutati radicalmente ed oggi quest'ambiente viene vissuto e sentito, da migliaia di escursionisti e visitatori, come una nicchia naturale entro la quale ritrovare un contatto primario con la natura più selvatica.
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La frequentazione di Cava Grande da parte dell'uomo è sicuramente attestata a partire dal primo millennio a.C., ne è testimonianza certa la necropoli del Cassibile.
necropoli
Altri segni evidenti lasciati dall'uomo in quest'ambiente, oggi in fase di rinaturalizzazione (return wildness), sono, a parte la presenza diffusa di grotte artificiali più o meno grandi, i due imponenti complessi rupestri, in parte medievali ricavati forse su preesistenze protostoriche, conosciuti rispettivamente come Dieri e Grotta dei Briganti.
villaggi rupestri
Lunghe schiere di muri a secco, i ruderi di alcune case rurali, un "sistema" di mulini ad acqua, i resti di una piccola conceria, sentieri e scalinate incise nel calcare, canalizzazioni scavate nella roccia per servire gli impianti di una centrale idroelettrica dei primi del Novecento ancora operante, sono atri manufatti che ricordano la lunga storia delle relazioni tra uomo e ambiente in questo habitat difficile, particolare e impervio.
canalizzazioni
Osservando Cava Grande, oltre che dalla bellezza panoramica del luogo, si è colpiti dal vedere come il versante nord, meno scosceso, fosse, probabilmente ancora venti o trent'anni fa, coltivato fino al fondovalle e come ancora rimangono terrazzamenti di muri a secco, piante di ulivo, carrubo, mandorlo e persino di agrumi a ricordarci un mondo e un'economia agro-pastorale oggi quasi del tutto scomparsi.
fondovalle
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