

Sin
dalla preistoria, le civiltà della Sicilia sud orientale, sono state incise
nella pietra calcarea o costruite con essa. Dalle necropoli protostoriche ai
teatri antichi di Siracusa e Palazzolo Acreide fino al barocco e a un diffuso
liberty minore, lo scavo e l'intaglio del calcare hanno dato una fisionomia
peculiare a questa parte della Sicilia orientale. Tra i segni lasciati dall'uomo
negli Iblei, le architetture rupestri visibili nelle pareti calcaree delle cave,
sono uno degli aspetti più affascinanti del paesaggio e della cultura di questa
regione. Le necropoli di Pantalica e Castelluccio insieme al complesso di Cava
Ispica sono esempi noti, ma la vastità del fenomeno è impressionante e investe
tutta l'area iblea nella quale è raro trovare una grande cava o un piccolo anfratto
roccioso dove non si vedano ambienti artificiali di epoca e funzione diverse,
spesso molto interessanti, realizzati dall'uomo scavando il calcare: sepolcri,
chiese rupestri, abitazioni. Scrive in proposito l'archeologo Paolo Orsi nel
1889: "la Sicilia e soprattutto la provincia di Siracusa (dove si contano a
migliaia) è per avventura il più ricco paese di grotte artificiali, le quali
sono di epoche svariatissime". A Cava Grande in particolare, si trovano una
delle più importanti necropoli protostoriche della Sicilia e due estesi villaggi
rupestri.
