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hyblon viaggi turismo e avventura in sicilia
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Noto, capitale indiscussa del barocco siciliano trova la definizione più azzeccata nella espressione "un giardino di pietra" del critico d'arte Cesare Brandi. Noto deve oggi la sua bellezza alla sontuosità delle forme barocche ricavate dalla lavorazione della pietra ed alla grandiosità dell'intuizione degli urbanisti che ne diressoro la realizzazione a partire dal primo decennio del XVIII secolo (la data ufficiale della fondazione della nuova città è il 1703). La disposizione urbana ha sfruttato con artistica sapienza le morfologie del territorio ed i dislivelli topografici, generando le attuali scenografie urbane la cui maestosità si affianca alla pregevolezza dei dettagli delle facciate di palazzi e chiese. Se si fa finta di non vederel'immancabile oscenità architettonica realizzata negli anni '60/-70 del secolo scorso, costituita da un palazzone di oltre 15 piani, il lontano profilo godibile da sud e da est della città e zoomiamo in modo immaginario fino ad ingrandire i magnifici mensoloni o le strepitose facciate convesse di alcune chiese, tutto è grandiosamente bello. Domina sempre il giallo dorato delle marne calcaree o dei travertini estratti dalle innumerevoli vicine cave di pietra che fa da trama alla parte nobile della città, posta nella parte più a sudest del centro abitato (quella a valle, anche se adesso più recenti edificazioni sono state realizzate ancora più in giù, compreso il palazzone). Sorprendono anche le altre parti della città poste più in alto, dove sorse la parte popolare di Noto. La classe dirigente dispose la sua città su uno schema urbano innovativo, basato su un asse viario con strade principali in piano con quote sfalsate tra un asse ed il suo parallelo e strade ortogonali in ripido pendio e talora con marciapiedi costituiti da scalinate, per agevolare la salita ai pedoni. Il popolo edificò le proprie abitazioni generando un tessuto urbano frutto delle influenze delle preesisrtenti strutture urbane di stampo medioevale le quali a loro volta erano fortemente condizionate degli impianti di matrice araba frutto degli oltre sue secoli di dominazione. La visita di Noto non può non partire dai due assi principali della via Vittorio Emanuele e della via Cavour e dalle salite di raccordo, compresa la magnifica via Nicolaci. Da pochi anni ormai la magica sensazione che offre la bellezza dei luoghi non è più costretta a cozzare con la malinconica sensazione di abbandono che la generale trascuratezza dei luoghi fino ad alcuni lustri fà dava. Oggi come dopo il tragico terremoto del 1693, quando venne completamente rasa al suolo la antica Noto, quando tutto appariva perduto tra l'inesorabile degrado, Noto ha avuto un altro scatto di orgoglio. I danneggiamenti di un modesto terremoto verificatosi nel 1990 si sommavano all'abbandono ed alla decadenza dovute al tramonto di molte casate nobiliari ed al ridimensionamento del potere clericale e poi il colpo di grazia del crollo della cupola della cattedrale nel 1996 costituivano l'epilogo di una fase di decadenza dopo la quale Noto è apparsa rinascere. La ricostruzione della cupola stavolta non ha rappresentato un unico simbolico gesto. Ad essa si è accompagnata la ristrutturazione ed il restauro di buona parte dei monumenti e del patrimonio edilizio privato tanto che oggi Noto al visitatore appare al massimo del proprio splendore. Anche percorrendo le vie del cosiddetto piano alto, dove sorgono altri importanti monumenti barocchi, o le strade dei quartieri con tortuosi vicoli, è possibile pregiarsi di una immersione nelle storiche vestigia dei quartieri nobili e popolari dell'era barocca in un contesto ormai in buona parte recuperato.

 

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Scorcio di via Nicolaci
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